Attualità
Typography

di Cosimo di Maggio

Professore Ordinario di Radiologia Università di Padova, già Direttore dell’UOC SENOLOGIA dello I.O.V., Coordinatore Nazionale Progetto Martina www.progettomartina.it

 

Mi è stato chiesto un ricordo del Professor Umberto Veronesi. Ho chiesto a me stesso: perché io? Forse perché sono uno dei colleghi padovani che più frequentemente ha collaborato con lui, non certo per bravura ma solo perché il Professore aveva intuito l’importanza della diagnosi preclinica del tumore della mammella e quindi della mammografia; correvano gli anni ’60 ed io ero il giovane radiologo al quale il prof Guerrino Lenarduzzi, direttore dell’Istituto di Radiologia dell’Università di Padova, aveva conferito l’incarico di occuparsi di questa novità.

Lungi da me l’idea di sintetizzare i tanti contributi innovativi in medicina ed in tante altre problematiche di carattere sociale; del resto, già nella notte di martedì 8 novembre, la triste notizia arrivava accompagnata del racconto dell’uomo, del medico, del maestro, del politico.

Cosa scrivere di Umberto Veronesi che già non sia stato scritto! In netto contrasto con me stesso sto scrivendo senza uno schema, incomincio dalla fine. Avevo parlato proprio alcuni giorni prima con Paolo, uno dei suoi figli, chirurgo oncologo e presidente della Fondazione Umberto Veronesi; ero a conoscenza delle condizioni di salute del Professore ma quando ho letto la notizia è stato come un terremoto. Ho pensato a coloro che vivono in aree sismiche, vivono sapendo che può accadere ma quando accade è come se il mondo crollasse addosso e si è assaliti da un ingestibile senso di impotenza. Penso a queste frasi che sto scrivendo ogni volta che devo comunicare una diagnosi di tumore e vedo gli occhi smarriti di chi mi è di fronte. Dico sempre a tutti che gli esami di controllo si fanno per avere conferma che si è sani, che bisogna sempre pensare all’evento più probabile, ma ogni volta ci si pone domande sul perché ciò accade; sono domande alle quali non c’è risposta ma c’è una certezza: rispetto al passato, grazie anche alle idee ed alla tenacia del Prof. Umberto Veronesi, oggi è possibile mitigare il terribile messaggio diagnostico in un messaggio prognostico positivo che permette di vivere con meno ansia il tempo che intercorre tra la diagnosi e l’inizio della terapia.

Mortalità zero era il suo obiettivo; io ero con lui quando a Roma presentò il suo Progetto Mortalità zero e Lui era con me, a Padova, quando fu inaugurato il nuovo servizio di Senologia, un servizio basato sulla centralità dell’Utente e su percorsi diagnostici personalizzati che il Professore etichettò come “cambiamento epocale”; una frase comune se non fosse stata pronunciata da colui che era padre di molti cambiamenti epocali.

Mortalità zero, il tempo non gli ha permesso di realizzarla al 100% ma ha messo tutti noi sulla strada giusta e in grado di non parlare più di “male incurabile” ma di malattia “curabile e spesso anche evitabile”.

Potrei ricordare quanto mi ha insegnato ma potrebbe sembrare un elenco di quante cose io ho imparato da lui e sarebbe riduttivo quantificare i suoi tanti insegnamenti rapportandoli a ciò che io ho imparato.

Aveva un marcia in più e la usava, ma è stato sempre disponibile al colloquio anche se era difficile fargli cambiare idea, ma non per presunzione, ma solo perché le sue idee sono sempre state il frutto di un approccio razionale. Le sue idee sono state sempre in anticipo sui tempi ma non ha mai tralasciato di cercare e di ottenere la cosiddetta evidenza scientifica.

Lottò aspramente e con tenacia a favore della quadrantectomia contro la mastectomia e riuscì a dimostrare al mondo che aveva ragione; a me, radiologo, piace ricordare che il Professore scoprì subito che la diagnosi precoce offerta dalla nascente mammografia era un’alleata indiscussa. Con lo stesso occhio critico condivise con noi radiologi la presa d’atto che la mammografia “vede molto ma non vede tutto” e quindi la necessità di integrarla, quando necessario, con l’ecografia o con altri test strumentali. Non ha mai avuto paura di dichiarare (La sanità pubblica nell'era della diagnosi - La Repubblica 11 ottobre 2006): c'è evidenza dell'efficacia della diagnosi anticipata; Inutile pensare di fermare la scienza e di arginare l'accesso della popolazione a queste nuove opportunità solo perché non si conciliano con la politica sanitaria. Inutile e non etico! .

Creò la FONCaM - Forza Operativa Nazionale sul Carcinoma Mammario-, un esercito di giovani cultori della svolta “epocale” diagnostica-terapeutica e non esitò a girare l’Italia con noi per illustrare una metodologia di lavoro che poneva la donna al centro di un percorso ben codificato: prevenzione, comunicazione, diagnosi integrata e personalizzata, collaborazione terapeutica tra chirurghi, radioterapisti ed oncologi. Ripeteva sempre che la SENOLOGIA non è una specialità, non è una disciplina ma è una “SCIENZA INTERDISCIPLINARE”. Tra i ricordi più belli che ho di lui ci sono proprio i tanti giri nelle varie città d’Italia, umilmente, assieme ai giovani, perché in quelle occasioni era più frequente ritrovarsi intorno ad un tavolo con un Maestro che raccontava anche pagine della sua infanzia e della sua gioventù.

Ha messo sempre l’Utente al centro del problema ma non ha mai dimenticato i giovani medici e la necessità di prepararli; è con gratitudine che ricordo quando quattro giovani radiologi gli proposero di attuare dei corsi teorico-pratici e lui, in pochissimo tempo, rese operativi i corsi di Orta San Giulio, sei giorni di full immersion che hanno avvicinato alla Senologia tanti medici, molti ormai anche in pensione. Suscita ancora oggi emozione sfogliare l’album delle foto conclusive con il “Prof” circondato dai suoi allievi. Dai corsi di Orta San Giulio alla Scuola italiana di Senologia, alla creazione degli IRCCS (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico), all’European School of Oncology.

Io non ho voluto prendere parte al saluto ufficiale, ho voluto evitare di incontrare tanti vecchi amici in un momento non felice ed ho preferito andare a salutarlo nella camera ardente, in silenzio, ripercorrendo alcune battaglie combattute assieme. Ho pensato con una discreta preoccupazione alle conseguenze della sua mancanza e non ho nemmeno dimenticato di recitare una preghiera, sì, una preghiera, come avrebbe voluto la sua mamma; so che lui non sarebbe stato d’accordo con questa mia idea ma è l’unica sua certezza che io non ho condiviso in tanti e tanti anni. Ho trasgredito, ma non ho dimenticato una frase che Umberto Veronesi ripeteva spesso: non abbiate paura di essere trasgressivi. Caro Professore, la prego di perdonarmi e di accettare il mio ARRIVEDERCI.

 

 

 

Questo sito utilizza cookie di profilazione, eventualmente anche di terze parti. Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più consulta la cookie policy.
x