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“Venice Arrhythmias”, uno dei principali congressi mondiali di cardiologia – duemila iscritti di 60 Paesi, trecento relatori, un programma di 104 pagine, è a Venezia.

“Nell’ospedale dell’Angelo di Mestre – spiega il dottor Sakis Themistoclakis – opera un centro di riferimento nazionale per la diagnosi e la cura della fibrillazione atriale. La fibrillazione atriale, che aumenta di 5 volte il rischio di ictus, di 3 volte il rischio di scompenso cardiaco, ed aumenta la mortalità di circa 2 volte, è l’aritmia più frequente: ne sono affetti un milione di italiani, ed ogni anno ci sono circa 150.000 nuovi casi. Colpisce circa 1 un italiano su 4 oltre i 50 anni. E questi numeri, con l’invecchiamento della popolazione, sono destinati a raddoppiare in pochi decenni”.

Il grande congresso “Venice Arrhythmias” animerà dal 16 al 18 ottobre i saloni e i corridoi della Fondazione Cini sull’Isola di San Giorgio. “Si riunisce a Venezia – spiega il direttore generale dell’Ulss 12 Giuseppe Dal Ben, Presidente del Congresso – il gotha della cardiologia mondiale. E questo evento, in cui sono previste sessioni affidate alle società cardiologiche del Nord America e del Giappone, del Sudamerica e dei Paesi del Golfo, del Brasile e dell’India per citarne alcune, riassumerà il meglio delle innovazioni contro le aritmie cardiache”.

Innovazioni che peraltro a Mestre sono già una realtà: “Le strategie terapeutiche utilizzate fin qui per la fibrillazione atriale – spiega il dottor Themistoclakis – sono state prevalentemente focalizzate sulla profilassi con farmaci antiaritmici, che riducono il rischio di recidive e sono efficaci in circa la metà dei pazienti trattati, e con farmaci anticoagulanti, per evitare la formazione di trombi e quindi il rischio di ictus cerebrale. Ma nel corso degli ultimi anni si è sperimentato molto sul fronte della cardiologia interventistica, e si è affermata sempre di più la tecnica dell’ablazione trans-catetere: siamo ora in grado di introdurre dei cateteri all’interno del cuore attraverso una puntura venosa, per andare a distruggere le zone dove nasce e si sostiene l’aritmia. L’unità di elettrofisiologia ed Elettrostimolazione di Mestre è un centro di riferimento nell’esecuzione di tale procedura, ed è da anni affiliata al Centro di Austin nel Texas, diretto dal dottor Andrea Natale, per continue implementazioni in questo tipo di trattamento”. “Questa stretta collaborazione è importante per tutto il dipartimento cardio-toraco-vascolare nell’ottica di una continua crescita scientifica e per essere sempre all’avanguardia dal punto di vista tecnologico”, aggiunge il dottor Dorrucci, direttore del dipartimento.

In occasione del congresso “Venice Arrhythmias” saranno discusse numerose novità per una gestione complessivamente migliore dei pazienti con fibrillazione atriale.

Si parlerà delle nuove tecniche di ablazione, che permettono di aumentare le percentuali di successo nei pazienti con forme croniche. “Ci confronteremo ad esempio – spiega il dottor Themistoclakis – sull’isolamento elettrico dell’auricola sinistra, una tecnica sofisticata studiata dal Centro di Austin insieme al Centro di Mestre e ad altri Centri Internazionali, su cui a Venezia sarà presentato il primo studio randomizzato, che conferma efficacia della procedura”.

I cardiologi riuniti a Venezia si confronteranno anche sulle innovazioni relative alle sorgenti di energia utilizzate per eseguire l’ablazione: “Venice Arrhythmias” farà il punto sull’uso della crio ablazione e del laser, sui futuri sviluppi degli ultrasuoni a bassa intensità applicati attraverso un sistema robotico, e sull’impiego di radioisotopi per individuare strutture come i gangli nervosi che facilitano l’innesco dell’aritmia.

“Negli ultimi anni – spiega ancora il dottor Themistoclakis – abbiamo cominciato a monitorare a distanza e in maniera continuativa il ritmo del cuore con apparecchi miniaturizzati che possono essere iniettati sottocute in modo da poter scoprire quelle forme silenti di fibrillazione atriale che, anche se non avvertite dal paziente, lo espongono ugualmente ad un aumentato rischio di ictus”.

Altra novità riguarda il trattamento dei pazienti che hanno frequenze cardiache basse per un blocco della conduzione elettrica del cuore, e quindi necessitano di una stimolazione elettrica artificiale. Si tratta del cosiddetto “pacemaker senza fili”, un pacemaker miniaturizzato che si fissa direttamente nel cuore e che non necessita di cateteri elettrici di collegamento con la batteria come i pacemaker tradizionali.

L’ultima frontiera che verrà affrontata a “Venice Arrhythmias” è quella dei nuovi farmaci anticoagulanti orali, più maneggevoli di quelli tradizionali ed altrettanto sicuri ed efficaci: “Una delle preoccupazioni che ha limitato finora l’utilizzo di questi nuovi farmaci – conclude il dottor Themistoclakis – è stata la mancanza di un antidoto da utilizzare in caso di emorragie gravi: ebbene, proprio a Venezia si discuteranno i dati relativi all’utilizzo di nuovi antidoti in grado di neutralizzare rapidamente l’effetto anticoagulante, e che presto verranno commercializzati”.

 


Nelle foto, il dottor Themistoclakis (il primo a sinistra) e la sua équipe all’Angelo

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