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Polemiche e bocciature intorno al decreto appropriatezza, quello che – in estrema sintesi - “taglia” 208 prestazioni sanitarie: nei giorni scorsi il ministro Beatrice Lorenzin è stata contestata anche dai medici, per i quali dietro alla manovra si nasconderebbero i tagli al fondo sanitario.

 

A Ballarò, nei giorni scorsi, la Lorenzin ha detto: “La medicina difensiva ci costa oltre 13 miliardi ogni anno e l’Italia detiene questo triste primato caratterizzato da lenzuolate di esami inutili. Perciò su un totale di 1700 prestazioni ne abbiamo individuate 208 su cui lavorare in base a un vademecum tecnico-scientifico”.

Non solo inutilità, ma anche responsabilità dei medici, a detta del ministro che ha aggiunto: “I medici rischiano soltanto davanti abusi grandi e macroscopici che verranno giudicati dalle Regioni. Se la prestazione è fondata e viene motivata non si rischia nulla, in caso contrario si viene chiamati dinanzi un contraddittorio per fornire spiegazioni. Con queste misure intendiamo risparmiare circa 106 milioni, ma soprattutto vogliamo valorizzare il ruolo del medico. I cittadini non si devono allarmare”.

Critiche sono piovute dal sindacato Cgil, ai quali il ministro ha replicato che “a nessun malato verrà negata una diagnosi che il medico ritiene indispensabile. Sta a noi, insieme ai medici, rassicurare i pazienti. Poi i medici vanno aiutati, bisogna stabilizzare i precari”.

Un sondaggio elaborato da Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research riorta che il 68,5% del campione intervistato ha espresso parere contrario al decreto, il 28,9% è favorevole e il 2,6% non sa rispondere. Tuttavia il 49,3% ritiene che in Italia si prescrivano troppi esami e il 49% giudica sbagliato sanzionare i medici.

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