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senato 404x270Gli onorevoli Brunetta e Milanato chiedono a Lorenzin di intervenire La questione della sanità convenzionata veneta finisce in parlamento. Con un’interrogazione a risposta scritta depositata dagli onorevoli Renato Brunetta e Lorena Milanato, è stata interessata Beatrice Lorenzin, ministro della Salute.


Il documento è stato presentato dai due esponenti di centrodestra già da qualche giorno. Alla titolare del dicastero chiedono se e quali misure attuare per «garantire su tutto il territorio nazionale il godimento del diritto alla salute costituzionalmente sancito e l’applicazione in modo appropriato ed uniforme degli standard minimi qualitativi e quantitativi delle prestazioni sanitarie (lea), al fine di garantire a tutti i cittadini, a prescindere dalle loro condizioni economiche, il diritto alla salute», e, nel caso specifico, «se non ritenga opportuno procedere ad un monitoraggio degli effetti, in particolare per la regione Veneto, degli interventi di razionalizzazione e contenimento della spesa in termini di salvaguardia dei livelli essenziali di assistenza e di governo delle liste di attesa».

 

Le premesse dalle quali i due esponenti politici partono per giungere a tali richieste si ricollegano al diritto alla salute, sancito nella carta costituzionale e osservano che se il pubblico non è in grado di soddisfare in modo adeguato le richieste della collettività, ecco che si ricorre al sistema di convenzionamento e accreditamento delle strutture private.

 

«Il sistema di accreditamento delle strutture sanitarie private – sottolineano - se da una parte consente un sistema utile e necessario e produttivo di risparmio per la regione nella complessiva gestione del sistema, dall’altra garantisce ai cittadini la possibilità di scegliere sulla qualità, sulla efficacia e sull’efficienza dei servizi erogati. Ma il decreto sulla spending review è intervenuto anche nell’ambito del settore sanitario, prevedendo tagli pari allo 0,5 per cento per il 2012, all’1 per cento per il 2013 e al 2 per cento a decorrere dal 2014».
Questo per quanto riguarda la situazione a livello nazionale. «La Giunta Regionale del Veneto invece, nel dare attuazione al decreto-legge, ha adottato la delibera 2621, con la quale sono stati disposti tagli che vanno dal 30 al 70 per cento, tagli che hanno interessato solo il settore della sanità privata convenzionata (circa trecento strutture sanitarie) che rappresenta l’1,6 per cento della spesa totale sanitaria veneta».

 

Il settore – informano - coinvolge circa 6.500 persone tra dipendenti e liberi professionisti, con un indotto di circa 4.500 lavoratori, per cui i tagli mettono a rischio circa diecimila famiglie.

 

«Tali misure, oltre a colpire, in un momento di grave crisi economico-finanziaria, il comparto della sanità privata accreditata mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro tra professionisti e operatori sanitari, allungano le liste di attesa rendendo più difficoltose per i medici curanti la possibilità di fare diagnosi in tempi ragionevoli e dilatando così i tempi dell'inizio della terapia. Non solo: le strutture sanitarie private accreditate succitate operano da moltissimi anni producendo servizi sanitari di qualità e fanno parte integrante del tessuto economico e sociale del territorio della regione, il che consente al cittadino di fruire di prestazioni sanitarie di elevata qualità, ben distribuite a livello territoriale e con tempi di accesso brevi».

 

Le conclusioni con le istanze al ministro sono pertanto la conseguenza logica del ragionamento proposto: «I recenti tagli alla spesa minano dunque un sistema efficiente, risultato di anni di lavoro e di investimenti in risorse umane e attrezzature di alto livello, nonché la manutenzione e l'aggiornamento di apparecchiature sofisticate e spesso molto costose. La delibera regionale 2621 comporterà tra l'altro anche un aggravio di lavoro per le strutture pubbliche, con un allungamento dei tempi di attesa nell'erogazione delle prestazioni e un innalzamento dei costi complessivi del Ssr».
Cristina Chinello

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