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La famiglia è la prima vittima della povertà. Secondo il X Rapporto sulla povertà "In caduta libera", presentato recentemente da Caritas Italiana, a fare le spese della crisi economica è soprattutto la famiglia. Diversamente da altri Paesi europei come la Francia, la Finlandia o la Svezia (tanto per citarne alcuni), infatti, in Italia mancherebbero ancora una politica familiare e un welfare "pro occupazione femminile", finalizzati alla tutela della famiglia. In particolare, i genitori italiani che decidono di avere più di un figlio, rischiano maggiormente di diventare poveri.

"Se in famiglia – si legge nel Rapporto Caritas - c'è un solo figlio minore l'incidenza della povertà relativa sale dal 10,8%, che è il dato medio, al 12,1%, mentre se ci sono tre o più figli l'incidenza è del 26,1%. La società italiana si nega così la possibilità di futuro: il numero medio di figli minori per famiglia era trent'anni fa di 0,75, passato nei primi anni novanta a 0,6 e ulteriormente sceso a 0,5 nel 2000 per arrivare all'attuale 0,43". Caritas prende così le distanze dai dati Istat che fotografano una povertà italiana del 2010 meno preoccupante, evidenziando cioè una situazione stabile rispetto al 2008. Un dato fuorviante e non reale secondo Caritas, dovuto dal fatto che "tutti oggi stanno peggio, per cui si è abbassata la linea di povertà relativa, passando da 999,67 euro del 2008 a 983,01 euro del 2009 per un nucleo di due persone". "Se però – si legge ancora nel Rapporto Caritas – si aggiornasse la linea di povertà del 2008 sulla base della variazione dei prezzi tra il 2008 e il 2009, il valore di riferimento non calerebbe, ma al contrario salirebbe a 1.007,67 euro. Con questa operazione di ricalcolo, alzando la linea di povertà relativa di soli 25 euro mensili, circa 223 mila famiglie ridiventano povere relative: sono circa 560 mila persone da sommare a quelle già considerate dall'Istat (cioè 7 milioni e 810 mila poveri) con un risultato ben più amaro rispetto ai dati ufficiali: sarebbero 8 milioni e 370 mila i poveri nel 2009 (+3,7%)".

Ines Brentan

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